Oggi parleremo di Taffo, ovvero di come non fare marketing correttamente sui social (ovviamente secondo il mio parere).

Facciamo un passo indietro, per chi non conoscesse Taffo, è un’azienda di pompe funebri (non toccatevi, che vi vedo 🙂 ) che da diverso tempo sta usando l’instant marketing come strategia per attirare attenzione, comunicare e forse anche vendere (mi auguro per loro).

Voglio anche precisare che dal loro punto di vista, la strada scelta è sicuramente la migliore, ma in questo post cercherò di spiegarti perchè non funziona nel lungo periodo e perchè non è una strategia da prendere come esempio. Questo post parla della strategia e non dell’azienda (che godono di tutta la mia stima in quanto imprenditori).

Oggi toccherò un tema davvero delicato: il lutto. Un argomento molto delicato che è fondamentale in questo caso. Taffo si occupa di portarci nell’aldilà nel modo più dignitoso attraverso dei servizi (quali? come? perchè?). Tra parentesi ho volutamente inserito alcune domande che il marketing deve affrontare e a cui deve rispondere affinchè possa produrre clienti; nel modo di fare social marketing da Taffo questo non viene affrontato.

Il vero problema dietro alla strategia di Taffo è la filosofia, ovvero pensare di far ridere per vendere, oppure esorcizzare la morte per vendere. Questo è il primo punto completamente errato, l’instant marketing non è una strategia adatta per vendere, può andar bene per intrattenere, ma non è la soluzione giusta per vendere sfruttando i social.

In un piano editoriale, ci sta che una azienda possa pubblicare contenuti “leggeri” o ironici, ma la vendita segue strade diverse e richiede strategie diverse.

Vi faccio una domanda, volete far ridere o volete vendere? Sono certo che la risposta è: vendere!

Quindi chiarito che la vendita segue strade diverse, analizziamo il perchè il marketing alla Taffo non è una strada da seguire se vuoi trovare clienti o vendere su Facebook o altro social.

Tenetevi forti, devo fare un inciso brevissimo su come funziona la vendita delle onoranze funebri. È troppo importante capire questo per comprendere gli errori nel marketing di Taffo. Il modello di vendita è il seguente: al manifestarsi di un lutto, un’agenzia vende il proprio servizio in un momento tragico per il cliente.

Possiamo dire che la vendita avviene in uno stato di shock continuato.

Un lutto è un evento duro da affrontare o digerire, qualcuno ha perso un caro, un marito o moglie o ancora peggio un figlio. Quindi bisognerà occuparsi di tutto questo in pochissimo tempo.

Proviamo ad immaginare questo poverino in stato di shock che prende Google o Facebook e cerca un’agenzia di pompe funebri, non è così! Chi vive un lutto non è in grado di percepire o ricordare nessun tipo di marketing o strategia (esempio i post ironici di Taffo).

In quel momento non si ricorderanno di Taffo (che per mesi li ha fatti ridere), non si ricorderanno dell’instant marketing, tutto questo svanirà con l’arrivo della brutta notizia.

In quel momento non si è lucidi, nessuno alzerà la mano e dirà: “chiamiamo Taffo perchè sono simpatici!”. Non funziona così!
Ancora un esempio: muore un nostro caro, la prima cosa che facciamo è NON pensare esattamente a chi chiamare! Mi spiego meglio, in quel momento non vuoi pensare a quale agenzia chiamare, dove trovarla ecc.

Non prenderai il cellulare facendoti fare dei preventivi online su quale bara scegliere e non aprirai Facebook perchè Taffo ti fa ridere!

Mi dispiace, ma l’elaborazione di un lutto è qualcosa di veramente forte, quindi il marketing deve essere quasi impercettabile in questi casi.

Ora entrano in gioco le dinamiche dell’instant marketing, è opinione diffusa che se una pubblicità fa ridere funziona. Il Marketing non è “Creativo”, è una roba fatta di numeri e basta. Il Marketing non è viralità, è solo una deviazione che qualcuno ha venduto come buona negli ultimi anni.

Ti spiego, la maggior parte dei sostenitori dell’instant marketing, afferma che se una tua azione di marketing fa ridere o emozionare, chi si emoziona verrà a comprare da te! NO, assolutamente no!

Il Marketing non ha nulla a che vedere con like, share e tutto quello che oggi va sui social. Provo a spiegare a cosa serve il Marketing: “La strategia di Marketing deve spiegare al cliente perchè deve comprare da te, invece che da altri concorrenti o piuttosto che non fare nulla”. Fatto questa doverosa premessa, torniamo all’instant marketing alla Taffo.

In Italia la vendita di questo servizio/prodotto viene fatto in modo particolare, ovvero trovi uffici o addetti appena esci dall’ospedale o ti viene consigliato da parenti o amici. Di sicuro non chiami Taffo perchè ti ha fatto ridere su Facebook.

Capisco che l’argomento non è dei più leggeri, ma questo ti aiuta a capire il perchè il tipo di marketing fatto da Taffo non è corretto. Questo ti aiuta a capire che se vuoi fare marketing per vendere, devi seguire altre strade.

Ma continuiamo nella disamina sul marketing di Taffo…

Ovviamente il lutto imprevisto è solo una parte del problema, esiste anche il lutto anticipato, ovvero malattie lunghe che purtroppo porteranno il paziente verso l’aldilà.

In questi casi si potrebbe pensare di poter preparare meglio il funerale e quindi organizzarsi e magari chiamare Taffo perchè in quel momento ti appare su Facebook un loro meme ironico. Ancora una volta: sbagliato!

In quel momento, quel meme che ti ha sempre fatto ridere, lo troverai fuori luogo e ti farà anche incazzare. Quindi, su di te, avrà un effetto negativo.

Altro caso: magari Taffo punta a chi fa prevenzione, ma ancora una volta è una strategia errata. Nessuno fa prevenzione del lutto, nessuno anni prima si va a scegliere la bara o la cerimonia funebre. Lo facevano i nostri nonni 30/40 anni fa (forse).

L’errore di base è continuare a fare questo instant marketing per cercare notorietà e quindi portare le persone a ricordarsi di loro quando, purtroppo, servirà.

Può essere davvero così? Davvero qualcuno in un momento di shock riesce a ricordare un’azienda che per mesi ha solo strappato sorrisi? Non credo. Nessuno si ricorderà, lo shock o la perdita prenderanno il posto dei momenti ironici passati su Facebook a guardare i meme di Taffo.

Fateci caso, loro tendono a vendere sempre la bara. Nei loro MEME trovi quasi sempre la bara (ovviamente), focalizzandosi poco sul servizio funebre. Ma il vero problema nel fare marketing nel lutto è proprio evitare la vendita. Seguimi: le persone non hanno bisogno di bare in quel momento o nel dopo lutto, hanno bisogno di supporto.

Le persone hanno bisogno di un servizio che li supporti ad elaborare il lutto e che allo stesso tempo possa anche aiutarli nella parte organizzativa vera e propria.

Quindi il concetto da promuovere dovrebbe essere come elaborare al meglio il lutto prima e dopo e non pubblicare meme ironici che fanno bene solo a chi la pubblicità la fa (mentre fa male all’azienda che la commissiona, quindi Taffo).

Il vero marketing è quello di comunicare che esiste un’agenzia in grado di aiutarti in un momento difficile come la perdita di una persona cara. Questo deve essere comunicato con il marketing e il marketing in ambito lutto, semplicemente, non può far ridere!

Ecco un esempio concreto di marketing efficace, invece di pubblicare quelle stronzate, si potrebbero investire meglio i soldi su Facebook.

Magari promuovendo incontri con persone che vogliono ricevere un supporto per elaborare il lutto. Esiste il lutto anticipato, cioè persone che sanno di passare nell’aldilà molto prima, in questo caso il target potrebbe essere il parente che ha bisogno di supporto specifico per poi arrivare al giorno del funerale con un minimo di aiuto.

Un marketing fatto bene lo si comprende da diversi fattori, uno di questi è il cliente. Guardate le testimonianze di Taffo o i commenti sotto i post di Taffo, non c’entrano nulla con il loro servizio.

L’argomento è la pubblicità, quindi il beneficiario di questo marketing non è Taffo ma chi per Taffo cura le campagne pubblicitarie. Leggevo che chi li segue si promuove come “il social media manager di Taffo”.

Questo dice parecchio su questo modo di fare marketing, che io ovviamente non condivido affatto…

Qui viene fatto forse il più grave degli errori: tutto questo sposta l’attenzione sul marketing stesso e su chi lo cura, invece che sul prodotto o servizio. Questo è un errore gravissimo!

Taffo è il classico esempio di marketing indiretto, ovvero funziona per l’azienda pubblicitaria e meno per l’azienda che ha pagato la strategia. In questo caso avviene una sorta di “furto”, ovvero viene tolta attenzione e visibilità all’azienda (che invece dovrebbe beneficiare in modo positivo da tutto questo).

Il pubblico tende così a ricordare i meme, l’ironia, la risata, ma i servizi/prodotti di Taffo passano in secondo, terzo piano.

Ricordate questo: quando un marketing fa tanto parlare di sè e non del prodotto o servizio che dovrebbe vendere, è sicuramente un cattivo marketing. Prendiamo come esempio i diversi tentativi di Guerrilla Marketing che fanno le grosse aziende, alla fine le persone ricordano la pubblicità ma non il brand. Qui succederà lo stesso, garantito…

Per farvi capire, vi ricordate il sottomarino apparso a Milano? Qualcuno di voi ricorda il nome del brand? (ovviamente non cercate su Google!). Ecco, il mio concetto è proprio questo, quando la tipologia di marketing è più “forte” del brand stesso, vuol dire che c’è qualcosa che non funziona.

Il vero marketing, o per lo meno quello che funziona, deve essere impercettibile! Le persone sono allergiche alla pubblicità o al marketing, quindi deve essere praticamente invisibile.

Facciamo un gioco, seguitemi.

Proviamo a togliere dalla pubblicità di Taffo il loro logo…funziona lo stesso! Quindi l’elemento differenziante non è l’azienda, bensì la pubblicità stessa. Questo è molto grave per un brand, in pratica si perde l’essenza del brand positioning (ovvero essere ricordati per qualcosa nel tempo).

Sono certo che molto presto altri faranno quello che oggi fa Taffo e in quel caso avranno un nuovo problema. Vincerà chi sarà più bravo a far ridere o sfruttare meglio l’instant marketing, e quindi Taffo perderà subito la leadership (nel fare pubblicità in quel modo).

È il primo caso di brand meno famoso della sua stessa pubblicità. Togliete il logo Apple dalle pubblicità e provate a mettere un logo diverso, vedrete subito che il logo cozza. Questo gioco fatelo con tanti altri brand importanti, il risultato sarà sempre che vince il brand. Con Taffo questo non accade…il marketing vince sul brand!

Voglio essere ancora più preciso. Il marketing di Taffo tende a svolgere una sola funzione: ricordarsi! Ma non siamo più nel 1970, dove lo scopo della pubblicità era proprio quello di far ri-conoscere un’azienda o essere ricordati, oggi il marketing deve fare di più.

Un marketing fatto bene non deve solo comunicare l’esistenza di una azienda, ma deve obbligatoriamente comunicare l’elemento differenziante rispetto ai concorrenti.

Qualcuno conosce i servizi di Taffo? Qualcuno si ricorderà che Taffo ti aiuta a superare il lutto con un servizio specifico?

Certamente no! Il loro marketing è nato tendenzialmente per i social, e se questi chiudessero? Cosa succederebbe all’azienda Taffo? Incentrare una strategia marketing esclusivamente sui social non è una buona mossa, così come non è una buona mossa mettere in secondo piano il proprio servizio o prodotto che dovrebbe essere venduto.

Fare marketing è molto più complesso che mettere qualche post su Facebook; tra l’avere visibilità e posizionare il proprio brand, è sempre più importante il brand. Se oggi vuoi fare marketing in modo efficace devi lavorare sulla “Reason why”, cioè perchè devono chiamare te e non altri!

Siamo arrivati al termine di questo delicato post, ovviamente tutto quello che ho scritto e analizzato è il mio punto di vista. Per me il marketing è ben altro, io seguo la filosofia del marketing a risposta diretta e cerco di lavorare molto sull’unicità dei miei clienti e non sul far ridere persone non in target.

Per i più scettici aggiungo alcuni dati per rafforzare la mia tesi. Volevo evitare di riportare dati noiosi, ma viviamo tempi strani e quindi spinto da commenti faziosi, o scrivi senza conoscere bene i fatti, ho deciso di aggiungerli.

Intanto stiamo attenti, il fatturato non è un vero indicatore. Se fatturi tanto e i margini sono zero, non porti a casa nulla. Quindi la domanda è: La pubblicità di Taffo è stata utile per far crescere i margini dell’azienda?

Su internet trovi chiaramente alcuni dati. In una nota leggevo che la strategia aveva portato + 200% di fatturato (fonte google). Ovviamente questi numeri non trovano riscontro nel grafico sotto.

Se andiamo a guardare i famosi “numeri” l’occhio cade su un dato che conferma quanto scritto qui: il margine.

Riporto qui una ricerca fatta da DATA MEDIA HUB:

L’andamento del fatturato non è andato meglio negli anni successivi, il bilancio del 2018 è stato chiuso con ricavi praticamente piatti rispetto al 2017 (sempre fonte Data Media Hub). Inoltre allego uno screen che mostra chiaramente come l’instant marketing non produca quanto sbandierato dai protagonisti (avevano dichiarato un aumento del 200% di fatturato). Fonte dati informazione-aziende.it:

Altro errore, aver fatto una strategia a livello nazionale che non ha portato risultati. Questo è stato l’ennesimo errore (lo dichiara Taffo stesso). Quindi la strategia è stata ampliata sull’intero territorio nazionale ma i risultati sono praticamente rimasti gli stessi. Riporto pari pari quanto affermato dall’azienda:

“Siamo arrivati anche in Inghilterra, ma in verità questo accadeva da sempre. Siamo tanto conosciuti fuori dalla nostra zona ma ti direi una bugia se ti dicessi che abbiamo incrementato il lavoro oltre i nostri confini grazie alla pubblicità”

 (Trovate l’articolo originale qui: https://tabletroma.it/taffo)

Voglio ribadire ancora un concetto, io stimo l’imprenditore Taffo, non sono d’accordo sulla strategia usata in questi anni.

Sembrerò strano, ma apprezzo anche i loro meme, ma chi fa marketing sa perfettamente che i numeri che contano non solo i like o le visualizzazioni (non ci paghi le bollette con quei dati). Quello che conta è il brand e l’utile che una strategia porta nel tempo.

Qualcuno potrà non essere d’accordo con il mio punto di vista, ma i numeri parlano chiaro!

Il rischio della strategia fatta da Taffo è quello di far nascere il desiderio verso un prodotto NON MONETIZZABILE ovvero la comunicazione social.  Chi conosce perfettamente il marketing sa benissimo che la comunicazione non deve essere mai fine a se stessa.

Ricorda che il marketing o la pubblicità devono sempre:

  1. Far vendere la tua soluzione (quindi prodotto o servizio);
  2. Portare un ritorno dell’investimento (ROI o ROAS);
  3. Sviluppare e/o Posizionare il brand nel lungo periodo;

Se questi risultati non vengono raggiunti, allora il tuo marketing fa schifo, quindi dovrai rivedere la strategia e sistemarla.

Una cattiva pubblicità provoca un terremoto devastante per il brand: se le persone non riescono a capire perchè devono chiamarti o preferire il tuo brand rispetto ad altri, allora stai comunicando male e stai perdendo soldi e clienti.

Voglio riportare di seguito alcune considerazioni fatte sulla strategia di Taffo da grandissimi esperti di marketing:

Buzzoole: “Il passo falso di Taffo è figlio di un modo tattico e vecchio di fare social media marketing ossia essere presenti sui social per fare il pieno di like, scegliendo la chiave dell’intrattenimento”.

Il Sole 24 ore: “… Non basta il real time marketing. Per fare Marketing bisogna andare oltre”.

Se anche tu non vuoi cadere vittima di qualche agenzia che ti vende l’instant marketing per trovare clienti, allora contattami e richiedi la mia esclusiva consulenza gratuita.

Potrai farmi tutte le domande che vuoi, vedremo insieme quali errori stai commettendo e come risolverli. Una telefonata che vale oltre 300€ e che potrai avere gratuitamente solo per pochi giorni ancora. Non perdere questa grande occasione!

Se invece vuoi fare marketing alla Taffo, allora non sono la persona giusta per te!

Un marketing che non vende o che non viene partorito per far elevare il brand e quindi renderlo autorevole, non è il marketing che faccio io. In circa 10 anni di lavoro ho aiutato oltre 300 imprenditori italiani a trovare la strada giusta per fare soldi grazie all’online, all’offline e ai social.

Ricordati: il marketing deve rendere celebre il tuo brand e non far vincere premi all’agenzia che ti segue (se questo accade allora devi preoccuparti!).

Che La Forza Del Marketing Vero Sia Con Te!

Ti aspetto al prossimo articolo, Giando 🙂